Pasqua è la festa della vita

Anselm Grün O.S.B.

Estratto da „Vivere la Pasqua” – Ed. Queriniana 2014


 

A Pasqua non celebriamo solamente la risurrezione di Gesù, ma anche la nostra. La liturgia della notte di Pasqua inizia con l’oscurità. Rimaniamo di nuovo consapevolmente nell’oscurità del nostro sepolcro. Sediamo insieme nella chiesa buia. Poi però entra nella chiesa il diacono con il cero pasquale e la luce di una sola candela rischiara le tenebre. Questa luce viene trasmessa ai fedeli, che hanno portato con sé la propria candela di Pasqua. Molti hanno decorato di persona la propria candela: con simboli che per loro indicano vita e luce. Quando poco più tardi il diacono canta lo splendido inno dell'Exsultet, tutti tengono la propria candela accesa nella propria oscurità, perché nei loro cuori si faccia più luce, perché il sole di Pasqua risplenda anche in loro e scacci ogni oscurità. La luce di Cristo vuole penetrare in tutti gli angoli del nostro cuore, portare il calore della vita nel freddo interiore, la vitalità in quanto è rigido, fiducia nella paura.

Della festa di Pasqua fa parte l’alleluia. Dopo i 40 giorni di quaresima l’alleluia risuona per la prima volta nella notte di Pasqua. Perché ci abituiamo al gioioso suono del canto pasquale lo cantiamo tre volte, ogni volta in una tonalità più alta, perché penetri sempre più a fondo nel cuore e scacci ogni afflizione. La risurrezione deve essere cantata. Ha bisogno di essere espressa. Non basta crederci solamente con la testa. Il corpo vuole risorgere. Lo fa nel canto. Nel canto cresce in noi l’amore verso colui che noi cantiamo. Nell’alleluia pasquale cantiamo noi stessi dentro il mistero dell’amore, che è più forte della morte. Sperimenterò personalmente la gioia per la risurrezione di Gesù e per la mia, solo se io canto con tutto il cuore. Tutta la persona deve farsi canto. Solamente in questo modo sentirà l’amore che il Risorto vuole risvegliare in lei. Nel canto prende forma davanti ai nostri occhi un’immagine di colui che noi cantiamo. Allora percepiamo che il Risorto è in mezzo a noi e ci rende partecipi dell’ampiezza e della libertà della sua risurrezione.

Pasqua è la festa della vita. Celebriamo il superamento della morte per mezzo della vita. Cristo ha vinto la morte. La vita è più forte della morte. Essa non ha più fine. Questa vita deve essere celebrata. Viene celebrata nel festoso convito dell’eucaristia. Si celebra mentre ci auguriamo l’un l’altro ‘buona Pasqua’. Ha bisogno di un rinnovato incontro.

Per 25 anni ho condotto corsi pasquali per adolescenti e giovani adulti. Solitamente i giovani si abbracciavano per gioire insieme della risurrezione, e insieme ballavano. Sentivano che la risurrezione richiede un’espressione viva. Nella danza cadono le catene che ci tengono prigionieri. Percepiamo qualcosa della libertà e della bellezza del nostro corpo. Danzando ci immergiamo nella vita che il Risorto ci dona.

Celebriamo Pasqua per 50 giorni. La Pasqua vuole cambiare la nostra vita quotidiana. La nostra vita quotidiana è la prova se a Pasqua abbiamo celebrato solamente un momento di euforia oppure se in mezzo alla nostra vita è avvenuta la risurrezione. Ci esercitiamo nella vita da risorti. Impariamo a risorgere continuamente: quando non ci riesce qualcosa sul lavoro, quando sorgono conflitti nella relazione, quando commettiamo degli sbagli e siamo delusi di noi stessi. Risurrezione significa risollevarsi di continuo, non restare a terra quando cadiamo. Risurrezione significa credere che il Risorto cammina insieme a me.

Cristo dall’altra riva entra di continuo nella mia vita, per mostrarmi che la risurrezione trasforma ciò che è vano in qualcosa di riuscito, che quanto è morto diventa vivo, quanto è oscuro chiaro. La fede nella risurrezione mi guarisce dalla mia vita ferita e mi insegna a sollevarmi alla vera vita, la vita che Dio ha pensato per me. La risurrezione vuole insegnarmi già qui e ora la vita. Mi promette che questa vita supera anche la soglia della morte, che è indistruttibile, perché nella morte e risurrezione di Gesù l’amore ha vinto per sempre la morte.

 


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10 marzo 2026        a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net