Regola di S. Benedetto

Prologo

1. Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, 2. in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza. 3. Io mi rivolgo personalmente a te, chiunque tu sia, che, avendo deciso di rinunciare alla volontà propria, impugni le fortissime e valorose armi dell'obbedienza per militare sotto il vero re, Cristo Signore.

 

Capitolo V - L'obbedienza

1. Il segno più evidente dell'umiltà è la prontezza nell'obbedienza. 2. Questa è caratteristica dei monaci che non hanno niente più caro di Cristo 3. e, a motivo del servizio santo a cui si sono consacrati o anche per il timore dell'inferno e in vista della gloria eterna, 4. appena ricevono un ordine dal superiore non si concedono dilazioni nella sua esecuzione, come se esso venisse direttamente da Dio. 5. E' di loro che il Signore dice: " Appena hai udito, mi hai obbedito" 5. mentre rivolgendosi ai superiori dichiara: "Chi ascolta voi, ascolta me".

  

Capitolo LXXI - L'obbedienza fraterna

1 La virtù dell'obbedienza non dev'essere solo esercitata da tutti nei confronti dell'abate, ma bisogna anche che i fratelli si obbediscano tra loro, 2 nella piena consapevolezza che è proprio per questa via dell'obbedienza che andranno a Dio.


 

Capitolo 71

L’obbedienza reciproca
Joan Chittister O.S.B.
Estratto da “La Regola di Benedetto” – Effatà Editrice 2023

 


 

29 aprile - 29 agosto -29 dicembre

(Testo della Regola- Capitolo 71, 1-5)

Il bene che è l'obbedienza non solo tutti lo devono praticare nei confronti della priora e dell'abate: anche tra loro i membri devono obbedirsi a vicenda, nella consapevolezza che per questa via dell'obbedienza andranno a Dio. Dunque stabilita la precedenza del comando dato dalla priora o dall'abate e dai superiori da essi costituiti - poiché a tale ordine non permettiamo vengano anteposti comandi privati -, per il resto tutti i giovani obbediranno ai membri più anziani con piena carità e sollecitudine. E se si trova qualcuno pronto a contestare, venga rimproverato.
 


 

In un Paese democratico e in una cultura fortemente individualista, in una società in cui il personalismo si avvicina al patologico e l’indipendenza è elevata ad arte, la Regola porta un capitolo sull’ascolto e sulla saggezza. La Regola dice che non siamo maestri di noi stessi, non siamo guide di noi stessi, non stabiliamo le nostre norme, non siamo una legge per noi stessi. Oltre ai «funzionari» della nostra vita - i dipendenti, i supervisori, i legislatori e la polizia - dobbiamo imparare da coloro che ci circondano e che hanno percorso il cammino prima di noi e conoscono la strada. È un capitolo dedicato a farci vedere gli anziani e i nostri colleghi con stupore e i nostri compagni con un nuovo rispetto. In una società che dipende dalla reputazione a tal punto che le persone si costruiscono da sole demolendo gli altri, il capitolo sull’obbedienza reciproca sconvolge il mondo. La spiritualità monastica dice che dobbiamo onorarci a vicenda. Dobbiamo ascoltarci a vicenda. Dobbiamo superare i confini e le differenze in questo mondo frammentato e vedere nelle nostre differenze distinzioni di grande merito che possono riparare un mondo competitivo, noncurante e insensato.

 

Il Tao Te Ching insegna:

 

Se vuoi diventare integro,

permettiti di essere parziale.

Se vuoi diventare dritto,

permettiti di essere storto.

Se vuoi diventare pieno,

lasciati svuotare.

 


 

 (Testo della Regola- Capitolo 71, 6-9)

Se poi un membro riceve un rimprovero di qualsiasi genere per un motivo anche minimo dall’abate o dalla priora o da uno dei membri anziani, ovvero se avrà la sensazione anche minima che qualcuno degli anziani si è risentito o turbato pur lievemente nei suoi confronti, subito, senza indugio, si getti a terra ai suoi piedi restando prostrato in atto di riparazione fino a che da una sua benedizione non risulti placato quel turbamento. Chi rifiuterà di riparare in tal modo, venga sottoposto a una punizione corporale e, se persisterà nell’ostinazione, sia espulso dal monastero.

  


 

Ciò che la spiritualità monastica vuole tra noi è il rispetto e l’amore, non scuse, non giustificazioni, non proteste di innocenza o grida di incomprensione. La Regola vuole rispetto per l’anziano e amore per il discente. La Regola vuole una risposta umana al mistero dell’incomprensione: non lo stallo, non il broncio, non il rifiuto, non l’eterna alienazione. La Regola vuole che le relazioni che si sono deteriorate siano riparate, non con lunghe difese legali, ma con gesti chiari e rapidi di dispiacere umano e di perdono. La questione nella Regola non è su chi abbia ragione e chi torto. È su chi è offeso e chi è dispiaciuto, chi deve chiedere scusa e chi deve perdonare. Rapidamente. Immediatamente. Adesso.

Il rabbino di Sassov, raccontano i maestri chassidici, una volta diede via gli ultimi soldi che aveva in tasca a un uomo di cattiva reputazione che li sperperò rapidamente. I discepoli del rabbino glielo rinfacciarono. Egli rispose loro: «Dovrei essere più schizzinoso di Dio, che li ha dati a me?». Ciò che la spiritualità monastica insegna in questo paragrafo della Regola è che tutti noi dobbiamo relazionarci gli uni con gli altri conoscendo la nostra peccaminosità e dipendendo dall’amore che impariamo gli uni dagli altri.

 


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22 novembre 2025                a cura di Alberto "da Cormano"        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net