San BENEDETTO da NORCIA


Indice

La vita e i miracoli di S. Benedetto

La devozione a S. Benedetto:

La medaglia di S. Benedetto

La croce di S. Benedetto

Le reliquie di S. Benedetto

Piccolo Ufficio di S. Benedetto


 

La vita e i miracoli di S. Benedetto

Queste poche righe sono un piccolissimo riassunto del libro II° dei "Dialoghi" di S. Gregorio Magno, e vogliono solo essere un invito alla lettura del testo completo, edito da numerose Case editrici. Per leggere il testo integrale cliccare qui.II° Libro dei Dialoghi di S. Gregorio Magno

 

L'anno di nascita di s. Benedetto non è storicamente certo, ma la tradizione lo colloca nel 480 a Norcia. S.Benedetto appartiene ad una famiglia nobile, forse quella gens Anicia, che come molte, nel periodo di decadenza dell'Impero, aveva abbandonato Roma per la più tranquilla provincia.

Benedetto compie i primi studi a Norcia. Alla sua formazione contribuiscono gli esempi dei venerati asceti e della sorella Scolastica, consacrata alla vita religiosa fin dagli anni dell'infanzia. Mandato successivamente a Roma per seguire un indirizzo letterario e giuridico, conveniente alla sua condizione sociale, Benedetto conosce il degrado economico e sociale della città, determinato anche dalla contesa del supremo pontificato da parte di Simmaco e Lorenzo, nonostante la pace assicurata in quegli anni da Teodorico.

A 17 anni Benedetto, accompagnato dalla sua nutrice, fugge da Roma verso Tivoli e si ferma nel borgo di Enfide, l'odierna Affile, a circa 60 Km da Roma, per dedicarsi in solitudine alla vita religiosa. Ma i primi eventi straordinari alimentano la devozione e la curiosità e suscitano intorno a lui una indesiderata popolarità. Benedetto prosegue il cammino verso i monti e raggiunge la vicina località di Subiaco, "sub lacus". Qui incontra un monaco di nome Romano, il quale dimora in un piccolo monastero non lontano, sotto la guida del padre Adeodato, al quale Benedetto confida il suo proposito di vita ascetica. Romano lo accompagna in una caverna nascosta in un luogo selvaggio, lo riveste dell'abito religioso, e si cura di portargli quotidianamente del pane, privandosi della sua porzione di cibo, calandolo dall'alto per mezzo di una fune. Romano è fedele alla consegna e custodisce il segreto del rifugio nel quale Benedetto, per tre anni, conduce una vita aspra e solitaria.

Venerato per la sua virtù, Benedetto, secondo la tradizione, viene invitato da una comunità di monaci di Vicovaro ad assumere il governo del monastero a seguito della morte dell'abate. I tentativi di Benedetto di creare i presupposti per una nuova vita spirituale si infrangono contro l'ostinata volontà dei monaci, che tentano di ucciderlo con una coppa di vino avvelenato. Benedetto abbandona così Vicovaro e ritorna allo speco di Subiaco: ma sono ormai molti che vengono a lui e lo riconoscono come maestro di vita. Egli ben presto comprende la necessità di abbandonare definitivamente la vita ascetica per dedicarsi all'insegnamento. Fonda così dodici piccoli monasteri, con i rispettivi superiori, che fanno tutti capo a lui, riservando per sé il monastero dedicato alla formazione dei discepoli.

La fama di Benedetto si diffonde anche presso la nobiltà romana: due illustri cittadini, Equizio e il patrizio Tertullio, consegnano a Benedetto i propri figli Mauro e Placido, che saranno i primi componenti della grande famiglia benedettina. Ma la gelosia e l'avversione per il successo che Benedetto riscuote tra i giovani, spinge un monaco di nome Fiorenzo a tentare di ucciderlo con del pane avvelenato. Il piano non riesce. Tuttavia Fiorenzo istiga alla corruzione i discepoli conducendo sette giovani fanciulle nel giardino del monastero. Benedetto decide allora di abbandonare tanta malvagità e di trasferirsi in altro luogo, per edificare una nuova casa, espressione definitiva di quell'ideale di vita monastica che ha maturato nei lunghi anni di vita contemplativa. Assicurato un definitivo assetto alla comunità sublacense, Benedetto inizia il suo viaggio verso l'antica città di Cassino, dove vi approda tra il 525 e il 529. Qui, nonostante cinque secoli di predicazione cristiana, il paganesimo è ancora molto diffuso, anche in quei luoghi che sono stati sede del vescovo Severo, situati vicino ad Aquino, importante diocesi occupata in quegli anni da s. Costanzo. Benedetto abbatte gli altari pagani, recide il bosco sacro ad Apollo, volge al culto cristiano i templi, consacrandoli a s. Martino di Tours, il monaco apostolo delle Gallie, e a s. Giovanni Battista, padre dei monaci del Nuovo Testamento e precursore di Cristo. Adattando i vecchi edifici, ne eleva di nuovi per la dimora dei monaci. La costruzione di Montecassino vede Benedetto impegnato come architetto, ingegnere ed organizzatore del nuovo monastero, dove resterà per sempre, dedito alla definizione della sua Sancta Regula, sul modello eremitico orientale risalente a s. Pacomio e sulla base degli insegnamenti di s. Basilio, di Cassiano, di s. Cesario e della Regula Magistri, anonima.

La tradizione vuole che Benedetto muoia a Montecassino nel 547, il 21 di marzo. Sei giorni prima fa aprire il sepolcro e, sentendo vicino l'ora della dipartita, si fa accompagnare nell'oratorio ove, munito dei sacramenti e sostenuto dai discepoli, rende l'anima al Signore.

 

Alcuni dei miracoli di S. Benedetto dal racconto di S. Gregorio Magno

Miracolo del vaglio ricomposto. Durante la permanenza ad Affile, la nutrice di Benedetto chiese in prestito un setaccio, che accidentalmente si ruppe. Benedetto, viste le lacrime di dispiacere della donna, lo ricompose miracolosamente.

I monaci di Vicovaro, non acconsentendo alla severità della sua vita, cercarono di sbarazzarsi di s. Benedetto, servendogli una bevanda avvelenata. Il Santo tracciò il segno della croce sul calice, ed esso si spezzò " come se fosse stato non già benedetto bensì colpito da un sasso".

L'intervento miracoloso del corvo salva s. Benedetto dal pane avvelenato con cui il monaco Fiorenzo tentò di ucciderlo.

Un Goto, uomo semplice ed accanito lavoratore, occupato a liberare dai rovi un terreno sulla riva del lago, adopera con tanta forza la sua roncola che il ferro si stacca e cade nell'acqua profonda. Il Goto va da Mauro per accusarsi del suo errore. Mauro parla a s. Benedetto che avvicinandosi al lago prende il manico dell'utensile e lo avvicina all'acqua: la lama, per miracolo, si ricompone subito con il manico.

Un giorno il piccolo Placido, prendendo l'acqua dal lago, viene trascinato dalla corrente. Benedetto dalla sua cella assiste all'episodio ed ordina a Mauro di correre in aiuto del fanciullo. Una volta in salvo, Placido si rende conto del miracolo: nel venir trascinato fuori dall'acqua, egli vedeva, sul capo, la mantellina dell'abate ed "aveva l'impressione che fosse lui a tirarlo fuori".

A Totila, re dei Goti, era giunta la notizia del dono della profezia di s. Benedetto e volle verificarla. Domandò di essere ricevuto da Benedetto. Ma venuto il giorno della visita mandò al suo posto lo scudiero Rigo, vestito di tutto punto dell'abbigliamento regale e attorniato da una scorta regale. Benedetto vedendo giungere Rigo, gli grida "Levati, figlio, levati quest' abbigliamento che indossi senza che sia tuo". Rigo riferisce tutto a Totila che si presenta di persona. S. Benedetto gli rimprovera la sua crudeltà e l'invita a rinunciarvi non prima di aver profetizzato: "Entrerai in Roma, passerai il mare, regnerai per nove anni e nel decimo morrai". Così, in seguito, avvenne.

Due monaci peccano contro la Regola mangiando al di fuori del monastero. Al loro rientro s. Benedetto elenca loro tutto ciò che hanno mangiato e presso chi l'hanno fatto.

In tempi di carestia s. Benedetto precisa "Perchè il vostro animo si affligge per la mancanza di pane? Oggi, è vero, ce n'è poco, ma domani ne avrete in abbondanza". Il giorno seguente, furono trovati davanti alla porta del monastero 200 moggi di farina.

 


Riferimenti nel testo

 

S.Scolastica

S. Scolastica (Norcia 480 ca - Piumarola 547) fu sorella di s. Benedetto. Della vita si conoscono solo le poche vicende tramandate da Il Libro dei Dialoghi di s. Gregorio Magno. Di certo si sa che almeno alcuni anni prima della morte dimorava nei pressi di Montecassino. La consanguineità con s. Benedetto e la forza spirituale della sua figura hanno fatto di lei un' immagine molto venerata, sin dalle origini, dalla grande famiglia del legislatore cassinese. Molti monasteri furono dedicati al suo nome: lo stesso cenobio di Subiaco fu a lei consacrato. La sua festa è celebrata il 10 febbraio. S. Scolastica è invocata dalla tradizione popolare per difendere dai fulmini ed ottenere la pioggia. Oltre al 10 febbraio è celebrata l' 11 luglio insieme a s. Benedetto, in memoria del ritrovamento delle loro spoglie a Montecassino. Per ulteriori informazioni visionare la pagina dedicata a Santa Scolastica.

 

S. Mauro

Mauro, discepolo di s. Benedetto, figlio del nobile romano Equizio, ancora giovane fu offerto dal padre a s. Benedetto. Secondo lo pseudo-Fausto, Mauro, vissuto a Montecassino, venne eletto priore ed amministratore dell'abbazia. Mandato in Francia dal suo maestro, che ne era stato pregato dal vescovo di Le Mans, ricevette da lui un codice della Regola e preziose reliquie della Santa Croce. A Fontrouge volle visitare s. Romano, il quale avrebbe iniziato s. Benedetto alla vita monastica. Nell'Anjou, a Glanfeuil fondò un monastero, dedicato a s. Martino. Durante il corso della sua vita Mauro compì molti miracoli con le reliquie della croce: la guarigione di un chierico, la liberazione di ossessi, la risurrezione di un morto, la moltiplicazione del vino ecc. Morì all'età di 72 anni. Oggi Mauro viene festeggiato il 15 gennaio.

Per approfondire la storia di Mauro e Placido andare a questa pagina

S. Placido

S. Placido, discepolo di s. Benedetto. Per conoscere la vita di questo santo monaco, affidato alle cure di s. Benedetto in giovanissima età, abbiamo soltanto la narrazione del libro II dei Dialoghi di S. Gregorio Magno. Il patrizio Tertullio affidò il figlioletto Placido a s. Benedetto, il quale aveva allora organizzato le sue prime comunità di monaci in Subiaco. S. Benedetto trattenne con sé Placido e Mauro perché venissero educati alla vita monastica. Possiamo senz'altro ritenere che Placido abbia accompagnato s. Benedetto a Montecassino (verso il 529), e che vi sia rimasto, monaco esemplare, fino alla morte. La missione in Sicilia ed il successivo martirio si devono ad una leggenda priva di ogni fondamento storico, come appare dalle vicende del suo culto. E' festeggiato il 5 di ottobre.

 

S.Pacomio

S. Pacomio (Tebaide inferiore ca. 290-Pebu 346) monaco egiziano, istitutore del cenobitismo. Da pagano, si convertì al cristianesimo abbandonando la vita del soldato. Si ritirò allora a vita eremitica sotto la guida dell'anacoreta Palemone; optò in seguito per la vita comunitaria e istituì un primo cenobio sul Nilo a Tabennisi, cui ne seguirono altri nella regione. Fu il primo a dare ai monaci una regola, tramandata nella versione tradotta dal greco in latino da S. Girolamo, e un superiore. Fondamento ascetico del cenobio era la preghiera e la contemplazione, a cui si affiancava una pratica moderata della penitenza. Completava l'attività dei cenobiti il lavoro manuale per il mantenimento proprio e dei poveri. Festa il 9 maggio.

 

S.Martino

S. Martino di Tours, vescovo (Sabaria, Pannonia, 316 o 317-Candes, Touraine, 397). Dopo aver prestato servizio nell'esercito romano, in cui suo padre era ufficiale, nell'Italia settentrionale e in Francia, ricevette il battesimo a 18 anni ad Amiens. Abbandonato l'esercito nel 354, si ritirò in un eremo nell'isola Gallinaria, si fece monaco e nel 371 fu consacrato vescovo di Tours per acclamazione popolare, dopo essere stato ordinato sacerdote da Ilario di Poitiers. È celebrato come il fondatore del monachesimo occidentale. Fondò a Ligugé il primo monastero d'Occidente e poi quello di Marmoutier (Maius Monasterium) verso il 375. Il suo mantello, da lui diviso con un povero secondo una leggenda agiografica raccolta da Sulpicio Severo, fu una reliquia tenuta in grande onore nel regno dei Franchi. A S. Martino, il santo più popolare della Francia medievale e uno dei più popolari d'Europa, sono connesse molte tradizioni (preparazione di cibi speciali, accensione di fuochi, questua rituale), legate anche alla posizione della sua festa, l'11 novembre, alla chiusura dei raccolti.

 

S.Basilio

S. Basilio (Cesarea ca. 330-379), maestro e legislatore del monachesimo orientale, Dottore della Chiesa, vescovo di Cesarea di Cappadocia. E' considerato il primo dei grandi Padri della Chiesa; studiò a Costantinopoli e ad Atene, per poi darsi alla vita ascetica, anche dietro esortazione della sorella Macrina, in Siria, in Egitto e nel Ponto. Ordinato sacerdote, ed in seguito eletto vescovo non senza controversie, preferì ritornare alla vita solitaria onde evitare divisioni in seno al clero. Dopo la morte di Eusebio nel 370, Basilio gli successe quale vescovo dell'importantissima diocesi di Cesarea e spiegò allora tutte le sue grandi doti di uomo di studio e di governo per combattere gli ariani, dare ordine e vigore alle forze ortodosse e rinnovare la vita monastica, sostituendo alla contemplazione il lavoro e le opere di carità. Le sue Regole (in vigore ancora oggi) furono alla base di tutto il monachesimo orientale, di cui favorirono enormemente la diffusione. L'imponente attività pratica non gli impedì di attendere alla composizione di numerosi scritti. Fra quelli teologici primeggiano, insieme ad alcune lettere, il De Spiritu Sancto, in cui si difende la divinità dello Spirito Santo, assumendo però una posizione conciliativa nella disputa allora divampante sul dogma trinitario: le tre persone sono da lui definite come uguali nell'essenza e distinte nell'esistenza individuale, formulazione entrata definitivamente nel dogma cattolico dell'unica sostanza in tre persone. All'esegesi biblica sono piuttosto dedicate le Omelie, tra cui spiccano le nove che commentano i sei giorni della creazione; Basilio si attiene alla lettera del testo sacro, contro la tendenza assai diffusa della sua interpretazione allegorica. Di grandissimo interesse è l'Epistolario, con 365 lettere, ricco di notizie sulla vita e il pensiero del santo e sulla storia della Chiesa. La sua natura, serena pure nei disagi, vi si rivela schiettamente; un ulteriore saggio del suo equilibrio si ha nel Discorso ai giovani sul modo di trarre profitto dalle opere della letteratura greca, un opuscolo importantissimo per i rapporti tra cristianesimo e cultura classica, che Basilio non disprezza né proibisce, ma raccomanda di utilizzare dove se ne possano trarre insegnamenti morali utili all'educazione. Festa il 14 giugno.

Regola di San Basilio

Regola dettata da San Basilio in due tempi successivi: la prima (Regulae fusius tractatae) comprende 55 articoli sui doveri generali del monaco; la seconda (Regulae brevius tractatae) è una specie di casistica sulla vita monastica. In esse San Basilio presenta la condizione del monaco come lo stato ideale per raggiungere la perfezione cristiana. All'eremo Basilio preferisce il cenobio, dove la vita comune favorisce la correzione dei difetti e l'aiuto scambievole; il monaco disciplina il corpo nel lavoro manuale e rinfranca lo spirito nella preghiera e nello studio della S. Scrittura. In Oriente l'ordine basiliano ebbe subito grande sviluppo; in Occidente fu dapprima trapiantato in Sicilia nel sec. VIII.

 

S. Cesario

S. Cesario d'Arles (Chalon-sur-Saône 470 circa- Arles 542), dopo essere stato monaco a Lérins, si trasferì ad Arles dove compì gli studi di retorica. Fu ordinato sacerdote e nel 503 succedette ad Aonio come capo della diocesi. Convocò molti sinodi, dei quali il più importante quello di Orange del 529. Esercitò con l'apostolato pastorale e con gli scritti (in particolare le sue Regole) profonda influenza sulla vita monastica e su quella della chiesa medioevale.

 

S.Gregorio

S.Gregorio (Roma 540 ca, 604) detto Magno, Dottore della Chiesa, ascese al pontificato nel 590. Fortemente attratto dalla vita monastica, egli decise di rinunciare agli onori e mutare abito e costume. La Regola adottata era quella di S.Benedetto, al quale Gregorio riservò il secondo libro dei suoi Dialoghi. Non potendo più sfuggire ai doveri imposti dalla vita terrena Gregorio accettò, suo malgrado, il pontificato. Con il suo spirito pratico, ebbe subito una visione netta dei diritti e dei doveri del papato. La sapiente gestione della Chiesa precorrerà i tempi del dominio temporale dei papi. Non fu un teologo, né un filosofo nel vero senso della parola. Fu un maestro di disciplina, un monaco, un apostolo, profondo conoscitore del diritto romano, dotato di singolari facoltà organizzative.

 

Cassiano Giovanni

Cassiano Giovanni (Dobrugia, 360 ca - 435) monaco di origine sciita. Dal 385 in poi soggiornò in Egitto per conoscere la vita monastica ivi fiorente. Nel 399 si recò a Costantinopoli, dove fu ordinato diacono da s. Giovanni Crisostomo. Non raggiunse la santità poichè accusato di "semi-palagianesimo", eresia che non riconosce totalmente la gratuità della Grazia divina. E' interessante notare che la sua santità era riconosciuta da tutti nel 470. Basti citare S. Gregorio che, in una sua lettera indirizzata alla badessa Respecta di Marsiglia, testimonia che questo monastero era stato consacrato "in onore del Santo Cassiano".

Le sue opere hanno dato un contributo essenziale allo sviluppo del monachesimo occidentale, tra queste "De institutis cenobiorum et octo principalium vitiorum remediis duodecim libelli", scritto verso il 420. L'opera evidenzia la concezione che Cassiano ha della vita cenobitica, i cui compiti vengono presentati in modo puntuale specialmente nel libro IV (noviziato e professione): le idee di quest'ultimo libro dominano l'intera opera. Un'altra opera a cui S. Benedetto attinge in modo particolare nella stesura della sua Regola sono le "Collationes" o "Conferenze dei Padri", dove Cassiano spiega quale sia lo scopo del monaco: raggiungere il regno di Dio (o il regno dei Cieli). Con quale mezzo? Tramite la purezza di cuore e la carità. Ma poichè non è sempre facile seguire questo cammino, è indispensabile possedere la virtù della discrezione, che ci impedisce di cadere negli eccessi.

 

Regula Magistri

Regola monastica di autore ignoto, la cui datazione oscilla fra gli inizi del sec.V e il sec.VII, così chiamata da s. Benedetto di Aniane perchè espressa in forma dialogica tra un "discipulus", che all'inizio di ogni capitolo propone un argomento, e un "magister" che risponde sviluppando i vari punti della Regola. Nessuna Regola monastica dell'Oriente o dell'Occidente è così voluminosa, completa e particolareggiata come questa. L'importanza della Regula Magistri sta nel fatto che i capitoli dall'1 al 10 presentano tali analogie con la Regola di s. Benedetto da postulare un rapporto di dipendenza. Altri testi delle due regole trattano la stessa materia, ma con diverso criterio. Infine ci sono dei brani del tutto indipendenti e propri a ciascuna Regola, come i capitoli dal 67 al 73 della Regola di S. Benedetto. Dopo secoli di dimenticanza e di quasi disprezzo, la Regula Magistri oggi è molto rivalutata, in particolare per la sua caratteristica di radicare con chiarezza la vita monastica in un contesto ecclesiale.

Per ulteriori informazioni sulla Regula Magistri cliccare qui.Regula Magistri - Regola del Maestro

 

S. Benedetto di Aniane

S.Benedetto di Aniane (750 - ca 821), benedettino francese, considerato il secondo fondatore dell'ordine, edificò sulle terre della sua famiglia un monastero sottoposto ad una rigorosa disciplina. Collaborò con Carlo Magno alla riforma monastica, adoperandosi per assicurare l'osservanza della Regola nei monasteri dell'impero.


Per altre informazioni di carattere storico sulle fonti della Regola di San Benedetto cliccare qui.Cenni storici sulle fonti della Regola di San Benedetto


 

La devozione a S. Benedetto

Benedetto è uno dei santi universalmente più amati e venerati. Per i vari aspetti della sua vita e della sua dottrina è invocato con diversi titoli: tra l'altro come santo dell' Opus Dei, come santo del lavoro, come Padre d'Europa. Nel 1957 Pio XII lo ha dichiarato patrono degli speleologi, poi degli architetti e degli ingegneri italiani. Riconosciuto santo della pace e insigne costruttore dell'ordine sociale, ogni anno raccoglie intorno alla sua tomba i vincitori ed i vinti dell'ultima guerra, pellegrini di tutte le nazioni già belligeranti, che presso di lui proclamano propositi di cristiano amore tra i popoli ed accendono le cosiddette Lampade della Fraternità.

La festa più antica relativa a s. Benedetto è il 21 marzo, che cadendo sempre in quaresima, quando l'uso liturgico romano cercava di evitare feste di santi, non può spiegarsi se non come riconosciuto e ormai festeggiato "dies natalis" per gli ordini monastici. Di questa festa si ha notizia nei più antichi calendari cassinesi e nel Calendario marmoreo di Napoli del sec. VIII. La Chiesa universale celebra s. Benedetto l'11 luglio, ma agli ordini monastici fu lasciata la possibilità di conservare la data originaria del 21 marzo, giorno della morte del Santo secondo la tradizione.

 


 

La medaglia di s. Benedetto

Medaglia di San Benedetto

Un caratteristico elemento di culto è la medaglia di s. Benedetto, la quale porta su una faccia l'immagine del Santo e sull'altra la croce che richiama la devozione da lui mostrata in vita verso quel segno, specialmente contro gli assalti del demonio. Nel retro reca l'effige del santo, che ha la croce nella mano destra e la Regola nella mano sinistra; a destra di lui una coppa da cui fugge una vipera (ricordo del vino avvelenato a cui egli miracolosamente sfuggì; a sinistra un corvo che porta via il pane avvelenato).

Sotto si leggono le parole: Ex S.M. Casinum MDCCCLXXX ( dal Sacro Monte Cassino 1880). Ai due lati Crux Sancti Patris Benedicti (Croce del Santo Padre Benedetto). Attorno all'immagine: Eius in obitu nostro praesentia muniamur (ci difenda nella nostra morte con la sua presenza). Nel verso della Medaglia è rappresentata una Croce. L'asta verticale porta le iniziali del verso ( pentametro): Crux Sancta Sit Mihi Lux (La Croce Sacra Sia la Mia Luce); l'asta orizzontale le iniziali della seconda metà: Non Draco Sit Mihi Dux (Non Mi Sia Guida il Demonio). Sulla fascia circolare sono le iniziali delle parole del seguente distico: Vade Retro Satana, Numquam Suade Mihi Vana; Sunt Mala Quae Libas, Ipse Venena Bibas (Vai Indietro Satana, Non Mi Indurre In Cose Vane; E' Nociva La Tua Bevanda; Bevi Tu Stesso Il Tuo Veleno). Sopra la croce è scritto PAX: motto della congregazione cassinese e poi di tutto l'Ordine benedettino. I tre versi suddetti, in distici elegiaci con rima interna, fanno parte di una serie molto antica, almeno del sec. XIV. Qualche studioso ha potuto asserire che, eccetto quella della SS.Vergine, nessuna medaglia è così diffusa come quella di s. Benedetto.

Le forme della medaglia sono varie: la più comune è proprio la cosiddetta medaglia giubilare fatta coniare a Montecassino, nel 1880, per il XIV centenario della nascita di s.Benedetto.

Notizie supplementari le troverete alla pagina: La croce di San Benedetto


| Ora, lege et labora | San Benedetto | Santa Regola | Attualità di San Benedetto | Temi della Regola |

| Dialoghi di S. Gregorio M. | Piccolo Ufficio | Imitazione di Cristo | Sacra Bibbia | Ricerca nel sito | Siti collegati |


               a cura di Alberto da Cormano        Grazie dei suggerimenti       alberto@ora-et-labora.net