APPUNTI SULLA

REGOLA DI S. BENEDETTO

di

D. Lorenzo Sena, OSB Silv.

Fabriano, Monastero S. Silvestro, Ottobre 1980


1) INTRODUZIONE GENERALE

1. L'autore

2. Il libro

3. Struttura e divisione

4. Fonti della Regola

5. Relazione con la Regula Magistri

6. Lingua e stile della Regola

7. Modello sapienziale

8. L'uso della Bibbia nella Regola

9. Manoscritti della Regola

10. Edizioni della Regola

11. Commenti alla Regola

Appendice: le Congregazioni Benedettine


1. L'AUTORE

Benedetto nacque a Norcia verso il 480. Mandato a studiare a Roma, a 20 anni circa, verso il 500, fuggi' la corruzione e la miseria del mondo e si rifugio' dapprima in un piccolo borgo, Affile, a 50 km da Roma, ove pensava di vivere con altre pie persone in forma ascetica. Cerca poi la solitudine nella valle dell'Aniene, sui monti Simbruini, desiderando di piacere solo a Dio.

Inizia cosi' in una grotta l'esperienza eremitica nella sua forma piu' pura, tra incredibili asperita' e penitenze per vari anni: lotta contro il demonio, lotta con se stesso, preghiera, macerazioni. Cosi' egli pensa di vivere per sempre.

Ma il Signore ha altri disegni: molti, attirati dalla sua santita', vogliono mettersi sotto la sua guida, e allora l'anacoreta inizia la sua esperienza di cenobita e di padre di monaci. Costruisce a Subiaco o meglio nella valle sublacense 12 piccoli monasteri, con dodici monaci ciascuno, retti ognuno da un proprio capo, ma tutti dipendenti da Benedetto stesso.

Nel corso degli anni si matura nel santo un altro ideale di organizazione e di vita cenobitica. Verso il 529 si reca a Montecassino, dove fonda il grandioso monastero. Qui, nella piena maturita' degli anni e del pensiero, egli scrive la Regola con una organizzazione che consenta a tutti di vivere e lavorare nel recinto della clausura, con una costituzione che poggi sulla stabilita' dei monaci. Dalla Regola, che e' il reflesso fedele della sua vita - come dice S.Gregorio Magno - appare che l'autore:

- e' un innamorato di Cristo, Signore e Re, e insieme di Cristo sofferente e paziente, obbediente al Padre;

- e' convinto che nella vita quotidiana in seno alla comunita' si puo' trovare Dio, oggetto della sua ricerca, poiche' nella comunita' stessa si realizza il mistero pasquale di Cristo morto e risorto.

Benedetto muore a Montecassino nel 547(?) o qualche anno dopo.

Cf.Agiografia di Benedetto nello studio approfondito del Libro II dei Dialoghi di S.Gregorio Magno.

 

2. IL LIBRO

Come detto sopra, S.Benedetto scrisse la Regola a Montecassino in un periodo databile dal 530 al 550. Non la scrisse tutta di getto, ma a poco a poco, rivedendola varie volte, aggiungendo o togliendo con sapienza varie cose (vedi piu' sotto: 3. Divisione e struttura della Regola). E' certo che e' stata una gestazione lenta, opera di un uomo pratico e spirituale, frutto delle sue convinzioni profonde, delle sue letture, della sua esperienza di monaco e di abate, docile alla voce dello Spirito che parla alla Chiesa (cf.RB.Prol. 11).

Benedetto scrive con un suo disegno preciso: un testo chiaro e fisso che non solo intende impedire il disordine di falsi monaci (sarabaiti e girovaghi), ma vuol dare ai cenobiti un corpo di dottrina ascetica sobrio e insieme abbastanza completo, un equilibrato ordinamento liturgico per l'Opus Dei e un codice di norme per tutta l'organizzazione del cenobio. La Regola e insieme un testo legislativo e spirituale.

Certo, Benedetto non vuole essere un innovatore riguardo ai principi ascetici e mistici: venera e segue tutta la tradizione monastica precedente (lo dice espressamente nel cap.73). Ma da tutta la materia disseminata nei vari testi delle regole anteriori a lui, nella vita dei Padri, negli scritti spirituali di Cassiano,

egli intende trarre un nuovo testo che sintetizza, ordina e perfeziona gli elementi precedenti.

L'originalita' della Regola appare se si considera lo spirito di cui l'autore la anima: "la Regola si impose ben presto su quelle preesistenti per la sua intrinseca validita'", dicono i Vescovi italiani nel loro Messaggio per il XV Centenario di S.Benedetto. Emerge in essa - che Bossuet definisce "dotta e misteriosa sintesi del Vangelo" - il primato di Dio mediante la ricerca di Lui e l'adesione a Lui solo. Il punto qualificante della spiritualita' della Regola e' il cristocentrismo: Cristo posto al di sopra di tutto e nel mare di tutte le realta': "Non anteporre nulla all'amore di Cristo" (RB 4,21); e tutto nel monastero va visto come segno della sua presenza. E' veramente la vita del cristiano che non conosce altro se non Gesu' Cristo (cf.1Cor 2,2) e in lui il senso della vita e della storia e racchiuso come in un unico raggio di sole.

Si spiega cosi' il posto centrale che Benedetto assegna alla liturgia, chiama "Opera di Dio" - Opus Dei. "Nulla preporre all'Opera di Dio" (RB 43,3) e "Nulla preporre all'amore di Cristo" (RB 4,21) sono due espressioni di una unica convinzione: la liturgia infatti e' lo spazio privilegiato dell'incontro con Cristo, percio' il santo pone al centro e al culmine della giornata monastica il momento della lode divina che ritma il fluire del tempo.

Notiamo poi nella Regola la profonda umanita' fatta di equilibrio e discrezione. Benedetto ha la caratteristica di saper vedere l'essenziale, il veramente stabile e duraturo, mentre e' indulgente per le cose accessorie; considera l'uomo non solo quale dovrebbe essere, ma anche quale realmente e'. Per cui vuole che le norme si adattino a persone, condizioni e circostanze, e rimette ogni disposizione concreta al giudizio dell'abate. E' la "discrezione" fatta espressamente notare da S.Gregorio Magno: "mirabile per la discrezione" - "discretione praecipuam" (Dial.II,36). Benedetto vuole che ai fratelli malati o gracili si dia un lavoro piu' leggero (Rb 48,24); che quando c'e' un lavoro particolramente faticoso l'abate puo' aumentare la razione del cibo (RB 39,6) e anche del vino (RB 40,5); raccomanda all'abate la massima sollecitudine verso i fratelli erranti (RB 27), verso i malati (RB 36); lascia all'abate molta liberta' per quanto riguarda il cibo, la bevanda, i vestiti; vuole che ai fratelli si dia tutto il necessario perche' non abbiano a lamentarsi (RB 55,19); esorta l'economo ad essere come un padre per tutta la comunita' (RB 31,2), in modo che "nella casa di Dio nessuno si rattristi" (RB 31,19).

In compenso insiste sulla disciplina interiore e va diritto alle disposizioni intime: la ricerca di Dio, l'Opus Dei, l'umilta', l'obbedienza; qui vuole un impegno totale, una coerenza senza incrinature.

Ecco quindi lo spirito nuovo che Benedetto immette nella Regola; per questo fu tanto stimata nell'Occidente e col tempo ritenuta degna di imporsi su tutte le precedenti, proprio per il suo valore intrinseco.

Per chi scrisse S.Benedetto? Dall'esame interno della Regola appare che egli non pensava solo a Montecassino, perche' si presuppongono piu' monasteri, grandi e piccoli, situati in regioni di clima diverso (RB 40,5-8; 48,7; 55,1; ecc.). Sembra piu' verosimile l'ipotesi che egli abbia voluto fissare nello scritto delle norme per i suoi monaci di Montecassino, di Terracina e forse anche di Roma e Subiaco, e che poi altri abati d'Italia, attratti dalla fama di santita' dell'abate cassinese, lo abbiano spinto a scrivere o abbiano adottato il suo scritto.

La Regola si diffuse presto in tutta Europa. A causa delle vicende tumultuose dei tempi, e' difficile ricostruire il cammino di propagazione della Regola. Molto certamente giovo' alla sua diffusione l'autorita' prestigiosa di Gregorio Magno (sec.VI) che nei suoi "Dialoghi" diede speciale risalto alla biografia di Benedetto (tutto il Libro II) e fece l'elogio del codice monastico. Dagli studi appare che gia'

agli inizi del sec.VII, la Regola era conosciuta nelle Gallie. Lo stesso vale per l'Inghilterra, dove probabilmente fu portata da Agostino e dagli altri missionari inviati da Gregorio Magno. Da li' penetro' nella Frisia e nella Germania; si diffondeva contemporaneamente in Belgio, in Svizzera e in tutte le regioni dell'Europa Centrale.

Questo non significa che le altre regole erano sparite, specialmente quella di S.Colombano; solo che alla fine quella di S.Benedetto fini' col prevalere, persino a Bobbio stessa, fondazione di Colombano.

Al tempo di Carlo Magno (sec.IX), ormai la Regola dominava. Carlo Magno e poi Ludovico il Pio, con l'opera di riforma di S.Benedetto di Aniane, contribuirono molto alla diffusione e all'affermazione del codice monastico cassinese.

La Regola fu la base di vita a numerose riforme monastiche (congregazioni): Cluniacensi e Camaldolesi (sec.X); Avellaniti e Vallombrosani (sec.XI); Cistercensi (sec.XII); Silvestrini e Celestini (sec.XIII); Olivetani (sec.XIV); Trappisti (ramo piu' rigoroso dei cistercensi, sec.XVII); ecc. Anche le costituzioni dei Certosini e dei Premostratensi sono direttamente influenzate dalla Regola benedettina. Da essa prendono ispirazione anche le norme di parecchi ordini militari e ospedalieri del Medioevo.

Infine, tutte le nuove istituzioni di vita religiosa e regolare che sono fiorite nel corso dei secoli, si sono ispirate ai principi essenziali e alle norme fondamentali, ascetiche e disciplinari, del codice del Patriarca di Montecassino.

 

3. STRUTTURA E DIVISIONE

Abbiamo gia' detto che Benedetto non compose la Regola di getto, ma durante la sua vita, un po' per volta, aggiungeva un nuovo pensiero che modificava o precisava il pensiero precedente; questa elaborazione continua duro' fino al

termine della sua vita, perche' cambiavano le circostanze e maturava le sue esperienze di vita monastica.

Possiamo trovare nella Regola delle sezioni piu' o meno integrali (per es., codice liturgico: capp.8-20; codice penitenziale: capp.23-30 e 43-46) che forse all'inizio erano dei fascicoli a parte e poi furono inseriti nel testo. E' evidente poi che i capp.67-73 sono un'appendice aggiunta dopo; in una prima stesura, la Regola terminava al cap.66, come appare chiaro dalla frase di cap.66,8.

Cio' che ancora fa pensare a una stesura prolungata nel tempo e' il fatto che alcuni argomenti sono trattati piu' volte:

- due sezioni distinte riguardano le colpe e le penitenze: capp.23-30 e capp.43-36;

- dell'abate si tratta all'inizio (cap.2) e alla fine (cap.64);

- la dottrina dell'obbedienza e' disseminata in tutta la Regola (capp.5; 68; 71; ecc.).

Non possiamo dunque pretendere uno schema troppo preciso. Possiamo tuttavia tentare una divisione secondo un certo ordine:

- Oltre al Prologo e alla Conclusione (c.73),

- I Parte: sezione spirituale, principi ascetici (cc.1-7);

- II Parte: codice liturgico, (cc.8-20);

- III Parte: sezione disciplinare, leggi varie, (cc.21-72).

Quest'ultima parte, la dividiamo in varie sezioni:

(a) Decani del monastero, (c.21) e modo di dormire (c.22);

(b) codice penitenziale, (cc.23-30 e 43-46);

(c) ordinamento interno del monastero

e uso dei beni temporali, (31-57, eccetto 43-46):

- economo del monastero (31-34)

- disciplina sul vitto (35-41)

- orario e occupazioni dei monaci (42.47-48.54-57 e 49, Quaresima)

- chi e' in viaggio (50-51)

- oratorio (52)

- ospitalita' (53)

(d) accettazione dei candidati, (cc.58-62);

(e) gerarchia monastica, (cc.63-65)

- ordine della comunita' (63)

- elezione dell'abate (64)

- elezione del priore (65)

(f) relazioni con estranei (portineria e fratelli in viaggio, cc.66-67);

(g) relazioni scambievoli tra i fratelli, (cc.68-72).

 

4. FONTI DELLA REGOLA

S.Benedetto, come qualsiasi altro autore monastico del VI secolo, non aveva la pretesa di fare un'opera nuova e originale; le regole cenobitiche si proponevano di codificare dottrine ascetiche e usi-tradizioni per i monasteri. Benedetto, attraverso uno studio profondo ed assiduo, aveva familiare oltre la Bibbia (vedi piu' sotto al n.8 di questa Introduzione Generale), la precedente letteratura patristica e monastica.

a) San Pacomio.

Nato in Egitto verso il 290 (morto verso il 346), era soldato pagano. Si converti' e si ritiro' nei deserti d'Egitto a condurre una vita aspra di penitenza e di preghiera. Pacomio e' giustamente celebre nella storia del monachesimo cristiano per essere stato il primo organizzatore della vita ascetica comunitaria: e' veramente il padre del cenobitismo. La regola che da lui prende nome e' la prima regola monastica scritta (fu tradotta in latino da S.Girolamo nel 404) e ad essa si sono riferiti in qualche modo tutti i legislatori venuti dopo. La vita monastica dei pacomiani era derivata direttamente dalla Scrittura, sopratutto NT e in particolare i Vangeli. Altra caratteristica era imitare gli esempi dei Padri (Antonio il Grande, Pacomio stesso e cc.). La nota dominante e' l'organizzazione: si trattava di una specie di villaggio diviso in tante case o famiglie.

Le osservanze principali sono quelle che poi diverranno comuni a tutti i monaci: ufficio divino, celebrazioni liturgiche, letture bibliche, conferenze spirituali, lavoro di vario tipo secondo le varie "case". Inutile dire che in questi grandi agglomerati monastici c'era posto per tutti, c'era possibilita' di vari mestieri e di varie occupazioni.

Cf. G.TURBESSI, Regole monastiche antiche, 1974, pp.91-102 per l'introduzione e pp.103-131 per il testo delle Regole.

b) San Basilio

In RB 73,5 S.Benedetto parla di "Regola del nostro santo padre Basilio'. Per dire cosi', e' evidente che questi era conosciuto bene in Occidente ai tempi di S.Benedetto.

S.Basilio, detto "Magno", e' uno dei piu' grandi Padri della Chiesa Orientale. Nacque in Cappadocia nel 329 e fu presto affascinato dall'ideale monastico; percio' ando' a vedere la vita degli asceti, in Cappadocia e fuori. Dono' gran parte dei suoi beni ai poveri e si ritiro' presso Neocesarea. Presto si trovo' circondato da discepoli, sopratutto per l'equilibrio della sua vita e per l'impostazione evangelica del suo insegnamento. Fu consigliere e maestro di tutti i monaci della Cappadocia e con somma prudenza e carita' seppe dare un nuovo volto alla spiritualita' di questi austeri abitanti delle solitudini, i quali erano di una rigidezza a volte strana e quasi selvaggia, quindi mancante di carita', ed erano criticati aspramente da pagani e cristiani e mal visti dal clero.

Basilio scrisse due collezioni di regole:

- Regole lunghe ("Regulae fusius tractatae") e

- Regole brevi ("Regulae brevius tractatae",

tradotte poi in latino da Rufino.

Basilio non fu tanto un fondatore di un nuovo ordine religioso, quanto un equilibratore del monachesimo; si preoccupo' di ripensare l'ideale monastico nella linea della S.Scrittura, specialmente dei Vangeli, collegandolo alla teologia ecclesiale e togliendo ogni forma di individualismo egoistico.

E' merito di Basilio aver avvicinato il monachesimo alla cristianita' aver dimostrato a tutti i battezzati l’ideale della perfezione nella vita degli asceti. La sua influenza divenne maggiore allorche' venne ordinato prete verso il 362 e sopratutto quando venne consacrato vescovo nel 370.

Al centro dell'ascesi e della mistica del santo c'e' l'amore di Dio e l'amore del prossimo; siccome l'ideale di Basilio sgorga direttamente dai due precetti della carita', esso e' nello stesso tempo attivo e contemplativo. Non bisogna certo esagerare circa l'influsso sociale del monachesimo basiliano, ma e' vero che c'e' stato, anche se quello del santo e' derivato specialmente dalla sua qualita' di vescovo. S.Basilio mori', appena cinquantenne, nel 379. E' uno dei piu' grandi Padri e Dottori della Chiesa.

Cf. G.TURBESSI, o.c., pp.133-147 per l'introduzione e pp.148-266 per il testo delle Regole.

c) Sant'Agostino

Agostino e' uno dei piu' grandi geni dell'umanita'. Immenso e' stato il suo influsso nel pensiero e nell'azione della Chiesa d'Occidente. Tutti conoscono i suoi meriti nel campo della teologia, della filosofia e della letteratura; invece il suo influsso in campo monastico e' stato riscoperto solo negli ultimi anni; eppure il monachesimo latino deve molto a lui.

Nato a Tagaste, in Africa, probabilmente nel 354, dopo un periodo movimentato e di sbandamento intellettuale e morale (narrato nelle sue famose Confessioni), si converti' e fu battezzato da S.Ambrogio di Milano.

La risoluzione di farsi cristiano coincise con quella di farsi monaco (era stato colpito dalla vita di Antonio, il grande eremita); tutta la sua esistenza fu tesa nel realizzare in se' (e intorno a se') i punti essenziali dell'ascesi monastica, vista non come realta' statica ma dinamica, da realizzare in una continua ricerca di Dio, resa possibile dalla grazia, in uno studio appassionato e costante della

S.Scrittura; avra' come modello e stimolo l'esempio della prima comunita' cristiana di Gerusalemme', descritta negli Atti degli Apostoli.

Quando ritorno' in Africa, verso il 388, Agostino si spoglio' dei beni che aveva e si ritiro' fuori della citta', in compagnia di alcuni amici per una vita di perfezione, nella preghiera, nello studio e nell'austerita'.

Nel 391 si trasferisce da Tagaste a Ippona in cerca di maggior pace; ma il vescovo all'improvviso lo chiama e lo ordina sacerdote; pero' gli regala un terreno vicino alla cattedrale: qui Agostino costruisce un monastero, che diventa presto seminario di preti e di vescovi della Chiesa cattolica africana. Dovette lasciare la pace del chiostro quando fu, a malincuore, consacrato vescovo nel 395. Mori' a Ippona nell'anno 430.

L'ascesi monastica agostiniana e' contenuta nella Regola per i servi di Dio ("Regula ad servos Dei"), molto breve ma piena di sapienza e di equilibrio. Le grandi linee sono:

- ricerca costante di Dio nella vita comune, realizzata in un perfetto spogliamento individuale e in una perfetta comunione di beni;

- fusione degli spiriti e dei cuori in una autentica carita';

- apertura pastorale ai fratelli.

C'e' somiglianza tra il monachesimo agostiniano e quello di S.Basilio Magno: tutti e due prendono a modello il Vangelo e il fervoroso inizio della prima comunita' cristiana di Gerusalemme; in S.Agostino si vede piu' chiaramente l'unione del monachesimo al sacerdozio, come pure un impegno piu' immediato verso lo studio delle scienze sacre.

La "discrezione". sia come discernimento degli spiriti sia come moderazione ed equilibrio, trova nei due grandi dottori (Basilio e Agostino) dei meravigliosi precursori di S.Benedetto.

S.Agostino sviluppo' e organizzo' in terra d'Africa anche la vita monastica femminile con le due celebri lettere : "Epistula 210 e 211" indirizzate alle sacre vergini.

Cf. G.TURBESSI, o.c., pp.269-280 per l'introduzione e pp.281-297 per il testo della Regola.

d) Giovanni Cassiano

Nessuno meglio di Giovanni Cassiano puo' farci comprendere la vita monastica come la vivevano i Padri del Deserto; nelle sue opere: De Institutis coenobiorum (Istituzione dei cenobi, 12 libri) e Collationes (Conferenze o Collazioni, 24 libri) egli ci fornisce un materiale completo e insieme indispensabile per la comprensione della vita monastica primitiva; la vita ascetico-mistica realizzata e vissuta dai Padri appare come il fondamento per chi voglia seguire i consigli evangelici.

Nato verso il 360, originario probabilmente della Scizia, Cassiano era vissuto a lungo come monaco prima in Palestina e poi in Egitto e conobbe, essendo loro discepolo o amico, i piu' grandi Padri del Deserto, sia dell'Oriente che dell'Occidente. Come frutto dei suoi viaggi e delle sue conoscenze, inizio' gli occidentali alla vita spirituale dei monaci dell'Oriente con le due opere di cui sopra. Ordinato prete ad Antiochia intorno al 413, lascio' l'Oriente verso il 415 per recarsi a Marsiglia, dove fondo' due monasteri, uno per uomini e uno per donne. Mori' verso il 435.

Cassiano fu il primo ad introdurre in Gallia una forma di ascetismo ispirata alla tradizione egiziana ma mitigata da una prudenza che sembra annunziare la moderazione di S.Benedetto.

Cassiano e' molto importante per capire la Regola benedettina, perche' costituisce una delle fonti piu' importanti; moltissimi passi della RB trovano riscontro nelle opere di Cassiano; S.Benedetto lo cita spesso e ne raccomanda

espressamente la lettura (RB 42,3-5; 73,5), anche se i termini "institutiones" e "collationes" possono essere nomi comuni e indicare certamente l'opera di Cassiano, ma non soltanto questa.

e) Le "Vitae Patrum"

Altra fonte della RB e libro raccomandato ai monaci per il loro cammino spirituale (RB 73,5) sono le Vite dei Padri ("Vitae Patrum"). Si tratta di una collezione di documenti biografici antichi, chiamata cosi' genericamente. Sono giunte a noi attraverso una trascrizione del sec.XVII, riunita in 10 Libri che contengono svariati argomenti:

- Libro I: Vite dei Padri (per es. Antonio, Pacomio, ecc.);

- Libri II-VII: Apoftegmi o Detti dei Padri del Deserto;

- Libri VIII-X: Storia dei monaci d'Egitto,

Storia Lausiaca di Palladio,

Collazioni (conferenze) scelte di Cassiano,

Prato spirituale di G.Mosco, ecc.

f) Le "Regulae Patrum"

Si tratta di un insieme di Regole che formano un "corpus" caratteristico nella legislazione monastica occidentale. Sono quattro Regole "gemelle":

- La Regola dei 4 Padri ("Regula IV Patrum");

- La Seconda Regola dei Padri ("II Regula Patrum");

- La Terza Regola dei Padri ("III Regula Patrum");

- La Regola di Macario ("Regula Macarii).

Si ritiene che siano resoconti di sinodi di abati della Gallia del V secolo. La Regula IV Patrum, da cui sono nate le altre tre, costituisce veramente un documento molto importante: si puo' affermare che e' il primo testo legislativo del monachesimo occidentale, il primo nucleo di regola che e' servita realmente a governare una comunita' in Occidente, i cui elementi sono stati di base per le regole posteriori. Contiene difatti tutti gli elementi essenziali di una regola: insistenza sulla vita comune, ruolo del superiore, obbedienza dei fratelli, accoglienza dei postulantigrande insistenza sullo spogliamento di se' (beni personali), condanna della mormorazione e correzione delle colpe; parla del digiuno, della lettura, del lavoro, del servizio vicendevole del cellerario, della cura degli attrezzi, dell'accoglienza dei monaci forestieri e percio' del rapporto con gli altri monasteri. Tutte cose che troviamo poi in maniera chiara nelle regole posteriori, soprattutto nella RM ("Regula Magistri") e nella RB. E' poi tutta intessuta (come le altre regole) di citazioni della S.Scrittura che fanno da fondamento alle prescrizioni.

La Regula IV Patrum concretizza il desiderio (e il pallino, quasi) di Cassiano di organizzare la vita cenobitica in un periodo in cui predominava una corrente ascetica ancora fortemente caratterizzata dall'eremitismo.

Cf. G.TURBESSI, o.c., pp.317-323 per l'introduzione e pp.324-334 per il testo. Cf.H.LEDOYEN, La Regle de Saint Benoit. Legislation monastique, in "Atti del 7.Congresso Internazionale di Studi sull'alto Medioevo", Spoleto 1982, pp.397-401. Ed.critica di De Vogue': SC 297-298.

g) La "Regula Magistri"

Per i rapporti particolari che presenta con la RB esige una speciale menzione e una trattazione a parte (vedi appresso, n.5 di questa Introd.Gen.).

Da qui in poi non si tratta propriamente di Fonti della RB, ma di regole e persone contemporanei di S.Benedetto.

h) San Cesario di Arles

Resta incerto se S.Benedetto abbia conosciuto l'opera del suo contemporaneo S.Cesario (470-542). Egli, fattosi monaco a Lerins fin dalla piu' tenera giovinezza, volle rimanere tale anche da vescovo (come S.Agostino che aveva preso a modello), cercando di unire i doveri pastorali con quelli di asceta; trasformo' il palazzo vescovile in monastero. Frutto dello speciale amore per la vita monastica, restano di lui la Regola per le Monache ("Regula sanctarum virginum"), abbastanza lunga e dettagliata, da cui deriva l'altra, la Regola per i Monaci ("Regula ad Monachos"), piu' breve e sunteggiata.

La Regula sanctarum virginum fu seguita non solo dalle monache di Arles, ma anche dagli altri monasteri femminili della Gallia; poi man mano fu sostituita dalla Regola di S.Benedetto.

Cf. G.TURBESSI, o.c., pp.335-341 per l'introduzione e pp.343-366 per il testo.

i) Regole Provenzali del VI secolo

Insieme alle regole di S.Cesario, accenniamo anche a queste altre tre:

- Regula Aureliani ("Regola di Aureliano"). Questi e' il successore di Cesario come vescovo di Arles (546-551).Scrisse una regola prima per i monaci, poi per le vergini, con caratteri di chiarezza ed equilibrio. Dipende dalla Regola di S.Cesario e da Cassiano, Basilio, Agostino, la II Regula Patrum, la Regola di Macario e dai sinodi gallicani.

- Regula Tarnantensis ("Regola di Tarnant"), scritta circa il 551-573. Anche questa e' contemporanea di S.Benedetto. Dipende dalla "Regula sanctarum virginum" di Cesario, probabilmente da quella di Aureliano, e dalla III Regula Patrum. Notiamo in essa l'orario diverso per la lettura secondo le stagioni (come in S.Benedetto).

- Regula Ferreoli ("Regola di S.Ferreolo"). Questi era vescovo di Uzes (553-581). Anche questa regola e' nata nell'ambiente monastico di Arles. Non si sa se Ferreolo abbia conosciuto la Regola di S.Benedetto. Sembra probabile, e cosi' questo potrebbe essere la prima testimonianza dell'influsso della RB sulle altre.

l) Cassiodoro

Un altro che probabilmente conobbe la RB e' Cassiodoro. Nato a Squillace in Calabria nel 485 da nobile famiglia, fu ministro di Teodorico alla corte di Ravenna e sali' fino al vertice della scala degli onori.

Disgustato della vita pubblica, la abbandono' nel 540, ritirandosi nelle sue terre, dove fondo' il celebre monastero di Vivarium di cui fu abate. Organizzo' sapientemente la vita nel monastero, divisa tra preghiera e studio (sacro e profano), trascrizione di codici (famosa era la biblioteca di Vivarium). L'opera principale di Cassiodoro e': Institutiones divinarum et saecularium litterarum ("Istituzioni delle lettere sacre e profane"). Mori' nel 583.

5. RELAZIONE CON LA "REGULA MAGISTRI"

Tra le varie regole monastiche occidentali, la cosiddetta Regola del Maestro ("Regula Magistri") occupa un posto distinto per le sue caratteristiche interne e specialmente per la sua notevole estensione. Non se ne conosce il nome dell'autore; l'attuale titolo non e' originario, venne chiamata "Regola del Maestro" da S.Benedetto di Aniano (sec.IX) dalla maniera di introdurre l'argomento dei capitoli:

- Interrogatio discipuli (Domanda del discepolo)

- Respondit Dominus per magistrum (Risponde il Signore per mezzo del maestro).

I manoscritti invece hanno come titolo Regula Sanctorum Patrum (Regola dei Santi Padri). Tre soli manoscritti ce l'hanno conservata integralmente. Tra i codici che ne riportano alcune parti, importantissimo e' il Par.Lat. 12634 (Parisiensis Latinus) che viene datato alla fine del secolo VI o inizi del VII, di origine italica, forse proprio del monastero di Cassiodoro, il su menzionato Vivarium.

Nessuna regola monastica dell'Oriente e dell'Occidente e' cosi' voluminosa, completa e particolareggiata come la RM. E' tre volte piu' lunga della RB, la quale pure viene considerata come una delle regole antiche piu' completa. La RM e' composta di un prologo e 95 capitoli.

La RM e la RB presentano una somiglianza tale che fa pensare necessariamente a rapporti reciproci. Le concordanze verbali sono piu' evidenti nel prologo e nei capp.1-7 RB = 1-10 RM, in cui le due regole riproducono quasi un identico testo; anche nel seguito pero' esistono parallelismi, somiglianze nelle norme o nelle consuetudini. Hanno in comune grosso modo il piano generale di composizione; la RM termina con il capitolo sui portinai del monastero, che corrisponde a RB 66 con cui finiva in origine la Regola di Benedetto. La RM si distingue dalla RB per la ampollosita', la descrizione bizzarra e la prolissita'.

Quale fu la patria, l'origine, l'autore, la data della RM e il suo rapporto con la RB? Era opinione comune che la RB fosse opera originale, documento autentico ed esclusivo del genio e della spiritualita' di S.Benedetto, il quale usava, si', svariate fonti patristiche e monastiche dei secoli precedenti, ma mai parola per parola, come invece si puo' notare confrontando la RM. Secondo questa opinione, la RM era un commento alla RB, risalente al sec.VIII. Altri dicevano che il "Maestro" era lo stesso S.Benedetto, che poi sunteggio' una prima stesura lunga della Regola; che forse la RM veniva usata prima a Subiaco, oppure a Vivarium; altri ancora pensavano che la RM fosse usata dopo la RB come un commento o istruzione.

Oggi pare quasi certa e accettata dalla maggior parte degli studiosi - anche se un'argomentazione veramente apodittica e perentoria non c'e' - l'ipotesi della priorita' della RM: cioe' che S.Benedetto uso' la RM come fonte letteraria. Questo puo' aiutare a capire lo schema della RB, modellato su quello della RM.

La RM e' divisa in due parti:

- I. Dottrina spirituale (Prol. e cc.1-10 = RB Prol. e cc.1-7);

- II. Ordo monasterii (cc.11-95 = RB cc.8-66).

Non deve sorprendere che S.Benedetto abbia trascritto lunghi tratti della RM (quasi alla lettera nei primi capitoli). Bisogna tener presente la mentalita' dei tempi: per gli antichi, uno scritto dottrinale era patrimonio comune e se ne prendeva liberamente il contenuto senza il bisogno di citarlo. Ma bisogna anche dire che S.Benedetto non trasferisce di peso la materia di quei capitoli: egli abbrevia, omette, aggiunge, corregge secondo un suo pensiero e un suo spirito particolari; sia nella sezione disciplinare come in quella dottrinale (RB cc.1-7) ci sono delle differenze molto interessanti ed importanti, che gli studiosi stanno approfondendo sempre piu'.

Per alcuni passi della RM, cf. G.TURBESSI, o.c., pp.372-395.

CONFRONTO TRA I PIANI DELLE DUE REGOLE

RB                    RM              |             RB             RM

Prologo            Thema          |

1-7                    1-10             |             39-42         26-30

8-18 (cod.liturgico)    33-46   |             43-47         54-55.73

19-20                 47-48           |             48             50

21-22                11                |             49 (Quaresima) 51-53

23                     12                |             55             81

24                     13                |             56-57        84-85

26-30                14                 |            58             87-90

31-33                16-17.82        |            59             91

34                     -                   |            63-64        92-93

35                    18-23.25        |            65             -

36                    69-70            |            66             95

37                    -                   |            67 (+52)     67-68

38                   24                 |            68-73         -

 

6. LINGUA E STILE DELLA RB

Il latino usato da S.Benedetto non e' classico, libresco o artificiale, come quello di Cassiodoro o di Boezio, ne' fiorito e ornato come quello di Cassiano, ma e' la lingua viva del sec.VI come si parlava in Italia, ricca di vitalita' e facile a capirsi da tutti, senza per altro essere una lingua veramente "volgare" (come, per es., nelle iscrizioni "volgari" dell'epoca).

L'educazione letteraria dell'autore appare nell'eleganza di molti periodi, nella proprieta' di vocabolario, con una lingua assai vicina a quella che si parlava nelle classi medie e superiori; sopratutto Benedetto si preoccupa della chiarezza.

La cultura spirituale dell'autore appare continuamente: il vocabolario, la sintassi, la grammatica, lo stile sono in comune con il latino monastico e sopratutto con il latino della Bibbia e della liturgia. Notiamo qui soltanto alcune particolarita':

- inclusione: quando un brano inizia e termina con la stessa parola o con la stessa frase (es. RB 21,1: 21,7; RB 41,1: 41,7);

- carattere vivace della latinita' e quindi dell'autore Benedetto, che si mostra uomo libero e appassionato (usa spesso espressioni popolari);

- ripetizioni: stesse parole o nozioni o frasi intere riappaiono spesso nella RB; ci dicono qualcosa che e' nel profondo del cuore dell'autore, a cui egli tiene molto.

La forma letteraria e' varia, a seconda della materia trattata; per es.: nel prologo abbiamo la forma omiletica, nel codice penale (RB 23-30 e 43-46) la forma giuridica. Molti capitoli in cui tratta un argomento nuovo, Benedetto li inizia con un principio generale e poi passa a sviluppare la dottrina come conseguenza (es.: RB 5; 19; 24; 30. 36; 42; 48; 72).

Ma ci si puo' domandare se la RB in quanto tale abbia una sua forma letteraria unitaria. Alcuni autori preferiscono parlare di forma letteraria sapienziale. Mi riferisco sopratutto al Wathen, dalle cui dispense (lezioni tenute all'Istituto Monastico a S.Anselmo) prendo alcune riflessioni.

 

7. MODELLO SAPIENZIALE

La "sapientia" (saggezza) e' un tipo di conoscenza che nasce dall'esperienza ordinaria (quindi capire le cose non in modo scientifico, astratta, impersonale, ma in modo intuitivo, personale) e ha lo scopo di guidare l'uomo dandogli un senso per la vita. La conoscenza sapienziale viene espressa in forma poetica (in senso largo, per es.: i detti, i proverbi dei nostri anziani).

Noi moderni forse abbiamo perduto le massime, i proverbi ecc., e cosi' abbiamo perduto anche la saggezza in essi contenuta.

Nei Libri sapienziali della S.Scrittura ci sono varie forme di questo genere: la piu' nota e' quella dell'insegnamento del maestro al discepolo (es. Sir. 2,1-18; Prov. 1,10; 2,1; 4,1 ecc.).

La stessa forma la ritroviamo nella tradizione monastica, ad esempio nella "Admonitio Sancti Basilii ad filium spiritualem", che e' la fonte piu' diretta del prologo di RM e RB; altro esempio classico si trova nel IV Libro delle Istituzioni di Cassiano, capp.31-43: l'esortazione dell'abate Pinufio ai novizi prima della professione (e nel cap.41 si ritrovano 10 indizi di umilta', la fonte di RM 10 e RB 7). Ora, nella RB, il prologo ha chiaramente il carattere di istruzione sapienziale. Ma anche la Regola intera in quanto tale ha punti di contatto con la tradizione sapienziale:

- atteggiamento comune riguardo allo scopo, che e' quello di comunicare sopratutto un sapere strettamente pratico, non teorico: Benedetto si interessa di piu' alla disciplina pratica;

- la preoccupazione primaria dei saggi era l'"ordo" - l'ordine sociale. In Benedetto troviamo la stessa preoccupazione; la parola "ordo" ricorre 27 volte: ordine nel coro, ordine nel refettorio, ecc.

- nella letteratura sapienziale ci sono delle parole specifiche (sapienza, via, cammino, disciplina, ammonizione, stare attento, meditare, insegnare...); ci sono vari generi letterari (dialogo, elenco...); anche lo stile e' particolare, ad es.: il parallelismo, cioe' dire la stessa cosa in due versetti. Tutto questo si trova nella RB;

- ci sono poi nella RB temi sapienziali specifici: la pazienza, il timor di Dio...

Da tutto cio' possiamo ritenere la RB come appartenente alla letteratura sapienziale. Quindi non si puo' interpretare con un eccessivo giuridismo; la RB insegna sopratutto a raggiungere la saggezza; le leggi mirano ad insegnare al monaco la via dell'amore. Ne consegue che la vita monastica e' in primo luogo una vita sapienziale, pero' non in modo teorico ma concreto ed esperienziale: il monaco impara a dare concretamente il suo contributo per la disciplina comunitaria e insieme per la crescita della persona.

 

8. L'USO DELLA BIBBIA NELLA REGOLA

Una parola a parte diciamo per l'uso che Benedetto fa della S.Scrittura: egli si nutri' della letteratura monastica di cui abbiamo parlato prima, ma sopratutto della Parola di Dio: "Quale pagina o quale parola di autorita' divina del Vecchio e Nuovo Testamento - osserva egli stesso - non e' norma sicura di condotta per la nostra vita?" (RB 73,3).

La spiritualita' benedettina e' eminentemente biblica e tutta la Regola e' come impregnata della S.Scrittura; si vede proprio l'uomo abituato a meditare e a "ruminare" la Parola di Dio. Difatti la conosce molto bene e puo' citarla quasi spontaneamente; la grande familiarita' che egli ha con i sacri testi lo porta spesso a citare a memoria, sicche' gli succede ogni tanto di riportare un medesimo testo con qualche variante. Sono piu' di 100 le citazioni esplicite e piu' di 170 le citazioni implicite o i richiami. Piu' utilizzati fra tutti sono i passi dottrinali, in particolare i salmi, i Proverbi, il Siracide, e del NT Matteo e le epistole paoline. Il linguaggio stresso e' quello biblico, con vocabolario, stile e certe particolari costruzioni della frase che sono comuni al latino della Scrittura e della Liturgia.

9. MANOSCRITTI DELLA REGOLA

Col propagarsi dei monasteri, si moltiplicarono anche le copie del testo della Regola. Esistono oggi molti manoscritti del testo della RB (solo nella biblioteca nazionale di Parigi ne esistono piu' di 30); il problema principale e' stabilire, secondo la datazione e l'analisi storica, quale si avvicini al testo originario.

Il manoscritto piu' antico che abbiamo e' il cosiddetto Codice O (i manoscritti sono indicati con una lettera del nome della biblioteca in cui sono conservati e dal numero d'ordine). Si trova nella biblioteca di Oxford e fu redatto nel sec.VIII in Inghilterra. Pero', secondo gli storici, contiene un testo interpolato, cioe' corretto dai copisti preoccupati di migliorarne il latino.

I numerosi manoscritti della RB vengono divisi in categorie secondo il latino usato. Abbiamo cosi' tre tipi o classi:

A. testo puro

B. testo interpolato o corretto secondo la grammatica classica

C. testo "recepto" (=accettato).

 

A. TESTO PURO

1. Codice (OMEGA)

Autografo di S.Benedetto scritto a Montecassino. Quando nel 577 i Longobardi distrussero l'abbazia il prezioso codice fu portato dai monaci a Roma nella biblioteca lateranense. Riedificato il monastero nel;; 740-742 dall'abate Petrobace, Papa Zaccaria restitui' l'autografo. Nell'833 i Saraceni devastarono Cassino e i monaci fuggirono nuovamente con l'autografo a Teano. Ma qui nell'896 il codice ando' perduto in un incendio.

2. Codice (PSI)

Nel 787 due monaci francesi avevano fatto una copia esatta dell'autografo, il codice omega (quando ancora si trovava a Montecassino), per ordine di Carlo Magno che voleva il testo esatto della Regola per introdurla nei monasteri del suo territorio. Il codice fu portato ad Aquisgrana. Disgraziatamente anche questo ando' perduto.

3. Codice A: Sangallensis 914.

Nell'817 due monaci svizzeri si recarono ad Aquisgrana per fare una copia della copia; questa va identificata con il famoso manoscritto, ancor oggi conservato, il Sangallensis 914, che rappresenterebbe cosi' il piu' fedele testimone dell'autografo. Avremmo cosi' un caso eccezionale nella storia della tradizione manoscritta dei testi antichi: un codice che disterebbe dall'autografo attraverso un solo intermediario. L'autorita' del codice A e' confermata anche dall'analisi interna del testo, che evidenzia un latino del VI secolo localizzabile nell'Italia meridionale. Il codice A e' chiamato "esemplare normale", ed e' quello oggi comunemente usato nelle edizioni della Regola.

Tra gli altri manoscritti derivati dal codice A, ricordiamo:

4. Codice B: Vindobonensis 2232 (Vienna), contemporaneo al codice A (secolo IX), ma meno corretto e accurato.

5. Codice C: Monacensis 28118, Monaco, secolo IX.

6. Codice T: Monacensis 19408, Monaco, secolo VIII.

7. Codice K: in Italia abbiamo i codici di tradizione cassinese, tutti indicati con la lettera "K" e conservati a Montecassino. Il piu' antico e' il K 175 (secolo X), concorda molto spesso con A ed e' uno dei piu' autorevoli. Ricordiamo ancora il "K 179" e il "K 442" (secolo XI). Singolare e' il Codice X (= K 499) del secolo XIII-XIV, portato a Montecassino non si sa quando e da dove, con un testo assai guasto e insieme con tante concordanze con A.

 

B. TESTO INTERPOLATO

Si tratta di una classe di codici che contengono un testo (assai diffuso in Italia, Gallia, Inghilterra e Germania) con aggiunte e modifiche dovute o a una difettosa intelligenza del testo o all'intenzione di adattarlo meglio alle regole grammaticali. L'archetipo (cioe' il primo di questo tipo da cui hanno avuto origine gli altri) si fa risalire fino al se.VI e viene indicato con la lettera (SIGMA): e' inesistente. Tra i codici di questa famiglia ricordiamo:

- Codice O: Oxoniensis Hatton 48, il piu' antico degli esistenti (secolo VIII);

- Codice V: Veronensis LII (secolo VIII);

- Codice S: Sangallensis 916 (secolo IX), notevole per la traduzione interlineare in tedesco antico.

 

C. TEXTUS RECEPTUS

C'e' una terza famiglia di testi, sorta dai continui tentativi degli amanuensi di correggere l'originale e forse anche i testi interpolati e che gia' si presenta sin dalla fine del secolo VIII. Tale tipo di testo, frequente gia' nel secolo X, invalse sempre piu' nell'uso comune perche' piu' facile a capirsi e piu' corretto grammaticalmente. E' quello ordinariamente conosciuto e stampato fin verso la fine del secolo scorso. E' stato chiamato Textus Receptus = TR (testo accettato).

Nell'archivio del monastero di S.Silvestro in Montefano si conservano due codici della Regola che seguono la tradizione cistercense: Codice 1 e Codice 2.(cf. articolo di L.SENA, Il testo della Regola di S.Benedetto contenuto nei due codici di Montefano, in "Inter Fratres", 39 (1989), pp.3-64. Il testo del Codice 2 e' pubblicato nel vol. 9 della "Bibliotheca Montisfani": Alle fonti della spiritualita' silvestrina. I Regola e Vita di S.Benedetto, testo latino e versione italiana, a cura di L.SENA e V.FATTORINI, Fabriano 1990.

NOTA IMPORTANTE

Nonostante tutti questi codici, il pensiero genuino di S.Benedetto e' stato conservato, perche' le varianti (che non siano mai interpolazioni) non toccano quasi mai il senso, sicche' abbiamo la sicurezza di conoscere il pensiero autentico del santo Patriarca. Le divergenze interessano specialmente lo studio filologico.

10. EDIZIONI DELLA REGOLA

Furono fatti vari tentativi nel 1600 di ricostruire un testo critico della Regola. Le edizioni piu' importanti si hanno pero' solo a partire dal secolo scorso. Ricordiamo:

Schmidt: nel 1880; poi nel 1892 piu' corretta della prima edizione; ha per base il Codice A.

Traube: famoso studio del 1898, in cui affronto' tutto il problema della trasmissione del testo dei vari codici ess., stabilendo saldamente il valore del codice A.

Butler: nel 1912, nel 1927 e nel 1935, sul Codice A.

Edizione del monastero di Cava dei Tirreni: nel 1913 e nel 1929: riporta alla lettera il testo del Codice A.

Linderbauer: nel 1922 e nel 1928, testo molto studiato e accurato sulla scorta di A e dei migliori codici.

Schmitz: nel 1946 e una seconda edizione nel 1955.

Negli ultimi anni si sono avuti studi notevoli sotto l'aspetto critico, che hanno portato ad opere di fondamentale valore. Ricordiamo:

G.Penco: nel 1958, riporta le varianti dei codici A (e anche "alfa" = annotazioni marginali del codice A e O e anche di due manoscritti della RM, con cui confronta sempre la RB; aggiunge un acuto e diligente commento.

R.Hanslik: nel 1960 e' uscita la tanto attesa edizione critica. L'illustre studioso ha consultato piu' di 300 codici sparsi nel mondo e riporta le varianti di piu' di 70. Utilissime sono l'introduzione e gli indici: quello della S.Scrittura e di tutti gli autori citati, quello delle parole, quello ortografico e quello grammaticale. Nel 1977 e' uscita la seconda edizione.

J.Neufville - A. de Vogue': Notevole lavoro uscito nel 1972 e anni seguenti. Al primo e' dovuta l'edizione critica del testo, al secondo l'introduzione, annotazioni e commento. L'opera e' inserita nella serie dei volumi del De Vogue' sulla Regola: 7 volumi di vastissima erudizione con commento abbondante ed eccellenti indici: delle parole, grammaticale, ortografico, ecc.

11. COMMENTI DELLA REGOLA

I commentari alla Regola risalgono alla piu' remota antichita' e si susseguono man mano lungo il corso dei secoli. Ricordiamo:

(a) Commentari antichi (dei secoli precedenti)

Paolo Diacono: scrisse il primo commento alla Regola, secondo un'opinione, a Montecassino nel 786.

Smaragdo: "Expositio Regulae S.Benedicti", verso l'820.

Card.Giovanni de Torquemada: "Expositio in Regulam S.Benedicti", nel 1441, stampato molte volte.

Ab.Giovanni Tritemio: scrisse il "Commentariu" agli inizi del 1500 sui soli primi sette capitoli; e' una eccellente esposizione della dottrina ascetica di S.Benedetto.

Martene: "Commentarium in Regulam S.Benedicti", nel 1690, opera egregia sotto l'aspetto storico (riportato nel Migne).

Calmet: eccellente commento con molta soda dottrina, nel 1732 (in francese, tradotto anche in italiano nel 1751).

NOTA. Dagli studi piu' recenti sembra ormai certo che i tre commenti di: Paolo Diacono, Ildemaro e del monaco Basilio, non sono altro che tre recensioni diverse del commento di Ildemaro, composto quasi certamente a Civate (Como). Quindi cade l'attribuzione a Paolo Diacono, e il primo commentario alla RB risulta quello di Smaragdo; segue a pochissimi anni quello di Ildemaro.

 

(b) Commentari recenti (di questo secolo, prima del 1980)

P.Delatte: abate di Solesmes, scrisse il "Commentario alla Regola di S.Benedetto" nel 1913 (tradotto in italiano nel 1951). La profonda dottrina teologica e l'amore delle tradizioni monastiche ne fanno un'opera eccellente per lo studio e la formazione dei monaci. Forse e' un po' troppo personale.

Butler: scrisse il "Benedictine Monachism". Espone i principi della Regola e il loro sviluppo nel corso della storia monastica.

Linderbauer: scrisse l'interessantissimo "Sancti Benedicti Regulae Commentarius", nel 1922. Lavoro ancora fondamentale per l'esegesi della Regola, per l'esatta comprensione del pensiero di S.Benedetto.

Card.Ildefonso Schuster: scrisse nel 1942 un commento, frutto della sua esperienza di governo (era abate di S.Paolo fuori le Mura a Roma) e dei suoi precedenti studi.

I.Herwegen: abate di Einsiedeln, scrisse nel 1944 un commento che da' rilievo alla natura carismatica della vita monastica: "Il senso e lo spirito della Regola benedettina". Ma non sempre le sue idee appaiono accettabili.

D.Anselmo Lentini: monaco cassinese, scrisse il commento nel 1947; e' stato il primo che ha diviso i capitoli della RB in versetti, secondo il ritmo della frase latina, divisione oggi accettata da tutti, anche dai piu' grandi studiosi, e usata oggi comunemente in tutte le nuove edizioni. Il commento del Lentini e' uscito in seconda edizione nel 1980.

B.Steidle: nel 1952, mette sopratutto in luce i rapporti della Regola col monachesimo antico.

A. de Vogue': ha scritto negli anni 1972-1977 La Regle de Saint Benoit (gia' citato sopra tra le edizioni critiche); per vastita', completezza, minuziosita' di ricerca e di esame, supera tutti i lavori moderni. L'insigne studioso esamina la Regola sotto tutti gli aspetti (ben 7 volumi); anche se in parecchi punti le sue opinioni possono essere discutibile, l'opera e' senza dubbio una miniera di osservazioni, di cui ormai nessuno studioso puo' fare a meno.

G.Colombas: spagnolo, monaco di Montserrat, ha scritto nel 1979 La Regla de San Benito, un commento sobrio, ma profondo.

(c) Commentari recentissimi (dal 1980 in poi)

Nel 1980, in occasione del XV Centenario della nascita di S.Benedetto, sono usciti numerosi commenti nuovi e studi sulla Regola o su aspetti di essa, e c'e' stato un nuovo fervore per l'approfondimento della vita e dello spirito di S.Benedetto. In genere, in quasi ogni nazione dove sono presenti i monaci, sono usciti nuovi commentari, alcuni molto interessanti. Ne segnaliamo i seguenti:

RB 1980 (Ed.T.Fry), Collegeville 1981. E' un importante lavoro fatto dai monaci degli Stati Uniti e vuole essere non un semplice commento, ma uno strumento di lavoro sulla Regola. Dopo una ricca bibliografia, la I.Parte comprende una lunga introduzione sulla storia del monachesimo; la II.Parte riporta il testo latino della Regola (dalla edizione di Neufville-DeVogue) con la traduzione inglese ben fatta e molto fedele; segue la III.Parte, la piu' lunga, con studi su tematiche particolari: la terminologia, l'abate, il codice liturgico, le misure disciplinari, la formazione, il ruolo della S.Scrittura nella RB, rapporti tra RB e RM. Sopratutto in questa terza parte si tiene molto conto degli studi del DeVogue. Una IV.Parte comprende una concordanza latina e gli indici: tematico, scritturistico, patristico e delle opere antiche; segue la lista dei monasteri benedettini in U.S.A.

Regle de Saint Benoit, testo e traduzione francese a cura di H.Rochais, introduzione e note di E.Manning, Edizioni Cistercensi, Rochefort 1980. E' interessante per l'introduzione di Manning, in particolare riguardo al problema della RM, e anche per le note che in alcuni casi sono degli "excursus" (sui capp.8-18, sul codice penitenziale, sul cap.65 che Manning pensa non appartenga alla redazione originale della RB, sul cap.72. Una curiosita': in questo libro manca l'indice! Si sono scordati?

S.Benedetto un maestro di tutti i tempi. Dialoghi e Regola, collana "scritti Monastici di Praglia, n.3, Padova 1981. Contiene la traduzione italiana del II.Libro dei Dialoghi e della Regola, traduzione fatta dalla benedettine dell'Isola di S.Giulio (Novara). La segnaliamo perche' sembra ben fatta (rispetto ad altre che spesso indeboliscono la forza delle espressioni di S.Benedetto), fedele al testo latino e che tiene conto degli studi e approfondimenti recenti sulla RB. All'inizio c'e' una buona introduzione di D.Pelagio Visentin.

A.M.Canopi: Mansuetudine: volto del monaco. Lettura spirituale e comunitaria della Regola di S.Benedetto in chiave di mansuetudine, edizioni "La Scala", Noci 1983. E' una interessante rilettura della RB alla luce della beatitudine del Vabgelo di Matteo sulla mansuetudine. Tutti i capitoli della RB sono confrontati con essa. Si tratta innanzitutto di una lettura spirituale della RB, frutto della lectio divina, e suppone come substrato la Lettura comunitaria, cioe' l'ambito vitale di una comunita' monastica che si confronta oggi con la RB, cercando di individuare i segni dei tempi e di essere attenta al soffio dello Spirito.




 

APPENDICE

Congregazioni Benedettine
(in ordine di fondazione)

1. Congregazione Camaldolese

Fondata da S.Romualdo (907-1027) con intento rigorista (eremo) verso il 980. L'eremo di Camaldoli (AR) e' del 1022. Monasteri principali: Camaldoli, Fonte Avellana, Monte Giove, S.Gregorio al Celio (Roma), Ss.Biagio e Romualdo (Fabriano). Nel corso dei secoli ci sono stati altri due rami:

- Camaldolesi di Montecorona: ebbe inizio nel 1520.

- Camaldolesi Cenobiti: nel 1616 ebbe luogo una scissione tra i Camaldolesi. I cenobiti si divisero dagli eremiti e si organizzarono in una vera Congregazione molto fiorente al principio (oggi estinta).

Oggi e' rimasta come Congregazione con il titolo di Monaci Eremiti Camaldolesi, che comprende eremi e cenobi.

2. Congregazione di Vallombrosa

Fondata da S.Giovanni Gualberto (985-1073) nell'anno 1039. Si distinse nella lotta contro la simonia. Monasteri principali: Vallombrosa, S.Maria di Montenero (LI), Ss.Trinita' di Firenze, S.Prassede in Roma. Fondazione in Brasile.

3. Congregazione Cistercense

Fondata da S.Roberto Abate nel 1098. E' divisa in tante altre congregazioni (21) secondo la nazionalita' (ricordiamo quella di Casamari, con la famosa abbazia presso Frosinone).

Da questa derivarono i: Trappisti (Cistercensi della stretta osservanza), fondati nel 1664 a Trappe (Francia) dal famoso Abbe' Rance'. Monasteri principali in Italia: Frattocchie (RM), Tre Fontane (RM).

4. Congregazione di Montevergine

Fondata da S.Guglielmo (1085-1142) nel 1124 con intento di austerita'. Abbazia-santuario a Montevergine (AV), Santuario S.Michele Arcangelo sul Monte Gargano. Oggi estinta come congregazione e associata alla Congregazione Sublacense.

5. Riforma di Pulsano (Monte Gargano)

Iniziata nel 1130 dal B.Giovanni da Matera (+1139). I monasteri pulsanesi abbracciarono la regola benedettina e si diffusero nell'Italia Meridionale e Centrale. Oggi estinta.

6. Congregazione Silvestrina

All'inizio detta: Ordine di S.Benedetto di Montefano. Fondata da S.Silvestro Guzzolini (1177-1267) a Fabriano nel 1231. Piu' larga trattazione sara' data nel corso dello studio sulla storia della Congregazione.

7. Congregazione Celestina

Fondata da Pietro Morrone (poi Papa Celestino V), eremita sui Monti della Maiella, nel 1240. Il Papa diede da osservare la Regola di S.Benedetto nel 1263. Dopo un periodo di grande floridezza, inizio' la decadenza che continuo' fino alla completa soppressione sotto Napoleone.

8. Congregazione di Monte Oliveto

Fondata dal B.Bernardo Tolomei nel 1319. Monasteri principali: Monte Oliveto Maggiore (SI), S.Miniato di Firenze, Settignano (FI), Seregno (MI), S.Anastasia in Roma, S.Maria Nova in Roma.

9. Congregazione Cassinese

Nel 1408 il monaco Ludovico Barbo inizio' un'azione che tendeva a unire varie abbazie per difenderle dalla peste della "commenda". Il movimento ebbe inizio a S.Giustina di Padova col nome "De unitate seu de Observantia Sanctae Justinae de Padua" (Unione o Osservanza di S.Giustina di Padova). Monasteri principali: Montecassino, S.Paolo fuori le Mura in Roma, Cesena, Cava dei Tirreni, Pontida, S.Martino delle Scale (PA), Farfa, S.Pietro di Perugia.

10. Congregazione Sublacense

Nel 1842 il monaco cassinese Pier Francesco Casaretto, dopo varie peripezie, vedendo la decadenza che regnava nelle abbazie della sua congregazione (fu colpito specialmente a Subiaco), ideo' una riforma nel senso di un ritorno integrale alla Regola. Di qui ebbe origine la Congregazione Sublacense nel 1851, chiamata prima Congregazione Cassinese della prima osservanza. Il suo tentativo si realizzo' in Liguria con l'appoggio di Carlo Alberto a Genova e a Finalpia. Poi questi monaci riformati furono chiamati dal Papa anche a Subiaco. Monasteri principali in Italia: Subiaco, Genova, Finalpia (SV), Parma, Praglia, Noci, S.Giustina di Padova, Montevergine, S.Giorgio Maggiore di Venezia, Novalesa (TO). La Congregazione e' divisa in provincie secondo le nazioni.

In altre nazioni i monasteri sono uniti in varie Federazioni o Congregazioni. Le trascriviamo in ordine di erezione come Congregazione: cio' non significa che i monasteri sono stati fondati dopo queste date; molti monasteri sono antichi e vivevano indipendenti; poi si sono uniti in Federazioni o Congregazioni:

1. Congregazione Inglese (1336)

2. Congregazione Ungherese (1514)

3. Congregazione Svizzera (1602)

4. Congregazione Bavarese (1684)

5. Congregazione Solesmense (1837) succede alla Congr.Cluniacense.

6. Federazione Americano-Cassinese (1855)

7. Congregazione Beuronese (1873)

8. Federazione Svizzero-Americana (1881)

9. Congregazione di S.Ottilia (1884)

10. Congregazione Austriaca (1889)

11. Congregazione dell'Annunciazione della B.V.M. (1920)

12. Congregazione Slava (1845)

13. Congregazione Olandese (1969): monasteri solesmensi in Olanda.

14. Congregazione del Cono-Sur (1973) in Argentina, Cile e Uruguay.

Ci sono poi dei monasteri singoli, non uniti in nessuna Congregazione. Tutte le Congregazioni sopra nominate (eccetto Cistercensi e Trappisti) sono unite nella CONFEDERAZIONE BENEDETTINA, eretta da Leone XIII nel 1893, che e' l'unione fraterna dei monaci che vivono sotto la stessa Regola, salva l'autonomia di ciascuna Congregazione o monastero. La Confederazione Benedettina e' presieduta dall'Abate Primate che risiede a Roma nel Collegio Internazionale di S.Anselmo sull'Aventino.

Anche le Monache benedettine sono unite in Congregazioni, Federazioni, Unioni.

Nel 1980 i monaci benedettini confederati erano 9.610 e le monache 11.925.

 


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19 maggio 2011                Alberto da Cormano               alberto@ora-et-labora.net